BARRIERE ARCHITETTONICHE NEI CONDOMINI? L’AVVOCATO RISPONDE

 

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La legislazione speciale sull'abolizione delle barriere architettoniche: riflessioni dell'Avv. Luigi Tremante

 

Ho un figlio disabile e la maggior parte dei condomini si oppone (per motivi di costi) all'abbattimento delle barriere architettoniche: potrei sapere cosa dice la legge sulla maggioranza in assemblea?

        L’Avvocato Carrera risponde:

La legge parla chiaro per quanto riguarda le barriere architettoniche in un condominio. Fa riferimento in modo specifico anche alla maggioranza (che non è quella abituale) necessaria per intervenire, chiamata in gergo "a millesimi leggeri". Infatti, la legge numero 13 del 1989 prevede una corsia agevolata per risolvere il problema. La sola presenza di un disabile è già una condizione sufficiente per far approvare in assemblea le delibere con maggioranze speciali (i millesimi leggeri, appunto) o per far eseguire i lavori anche senza il consenso del condominio. Il decreto ministeriale 236 del 14 giugno 1989 elenca con precisione gli edifici e gli interventi ai quali si può applicare la legge:

Per quanto riguarda in particolare gli interventi sugli edifici esistenti, l'articolo 2 della legge 13 del 1989 dispone che "le deliberazioni che hanno per oggetto le innovazioni da attuare negli edifici privati dirette a eliminare le barriere architettoniche di cui all'articolo 27 primo comma della legge 30/3/1971 numero 384 nonché la realizzazione di percorsi attrezzati e l'installazione di dispositivi di segnalazione atti a favorire la mobilità dei ciechi all'interno degli edifici privati sono approvate dall'assemblea del condominio in prima o in seconda convocazione con le maggioranze previste dall'articolo 1.136 secondo e terzo comma del Codice civile".

In pratica, cosa succede? Accade che per quanto riguarda l'abbattimento delle barriere architettoniche è ammessa una "procedura differenziata", facendo eccezione alla rigorosa disciplina che regolamenta le innovazioni nelle parti comuni di un condominio stabilita dall'articolo 1.120 del Codice civile (maggioranza di almeno 666 millesimi e di metà condomini).

Nel procedimento agevolato, invece, le delibere possono essere valide con il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti in assemblea e almeno la metà del valore dell'edificio, in prima convocazione; per la seconda convocazione, invece è sufficiente un terzo dei partecipanti del condominio che rappresenti almeno un terzo del valore dell'edificio. La stessa maggioranza ridotta potrà inoltre decidere gli altri interventi previsti dalla normativa, come la realizzazione di percorsi attrezzati per favorire la mobilità ai non vedenti all'interno degli edifici.

C'è un altro aspetto molto importante riguardante l'applicazione dell'articolo 2 della legge 13 del 1989 sull'abbattimento delle barriere architettoniche in uno stabile: non è necessario che il portatore dì handicap abiti nel condominio perché si attuino i dispositivi previsti dalle legge. Infatti, il Tribunale di Milano (con le sentenze del 22.3.1993 e 19.9.1991) ha ritenuto sufficiente che il disabile si debba recare nell'edificio (ad esempio, per ragioni di famiglia, lavoro, cura o altro) perché venga applicata la normativa. Il fatto, però, che nello stabile non vi abiti nessun portatore di handicap, fa sì che NON si possano ottenere le provvidenze economiche previste dalla legislatura regionale.

Se il condominio rifiuta di accettare la delibera di eliminare le barriere architettoniche, l'interessato (il disabile o chi esercita la patria potestà), trascorso invano il termine legale di tre mesi dalla richiesta di modifica, può procedere in maniera autonoma alla realizzazione di strutture mobili (sistemi di apertura automatica delle porte di accesso all'edificio e di carrozzelle elettriche montascale) che agevolino la vita all'inquilino disabile. Il secondo comma dell'articolo 2 dispone infatti che "nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere o non assuma entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto le deliberazioni di cui al comma primo, i portatori di handicap ovvero chi esercita la tutela o la potestà possono installare a proprie spese servoscala nonché strutture mobili e facilmente rimovibili e possono anche modificare l'ampiezza delle porte d'accesso al fine di rendere più agevole l'accesso agli edifici agli ascensori e alle rampe dei garage".

Il portatore di handicap può installare l'impianto di ascensore se il condominio gli nega l'autorizzazione oppure provvedere all'installazione di strutture o comunque all'esecuzione delle modifiche necessarie soltanto dopo avere inviato al Sindaco una relazione tecnica dettagliata, firmata da un professionista, sugli interventi da eseguire.

Fonte: http://www.studiocarrera.it/faq_c_varie.htm.

 

TORINO IL GIUDICE OBBLIGA I CONDOMINI A PERMETTERE L'INSTALLAZIONE DELL'ASCENSORE AL DISABILE.

 

Il condominio è obbligato ad accettare l'installazione di un acsensore in presenza di una persona con disabilità. E' una nuova vittoria della cultura delle pari opportunità. Ne dà notizia in un comunicato la CPD - CONSULTA PERSONE IN DIFFICOLTA', con sede a Torino.

Si tratta di un precedente legale molto significativo che farà sicuramente giurisprudenza: il giudice monocratico del Tribunale Civile di Torino, Edoardo Di Capua, ha emesso una storica sentenza - relativa alla causa n° 18408/2005 - con cui ha dichiarato l'obbligo ai sensi di legge per i condomini  di Corso Umbria 24 di permettere a Grazia Loiacono di installare a sue spese l'ascensore necessario per superare le barriere architettoniche nel palazzo in cui abita.

Il giudice, sentito il parere del perito del Tribunale, ha anche indicato come idoneo il progetto presentato dalla stessa Loiacono, difesa in giudizio dall'avvocato Davide Civallero e sostenuta dalla Consulta che le è stata a fianco sin dalle prime discussioni con gli altri condomini. Gli stessi condomini potranno utilizzare l'ascensore al bisogno, previo pagamento della loro quota per l'installazione e delle spese di manutenzione nel frattempo effettuate, rivalutate degli interessi e dell'inflazione. Tutte le domande di merito ed istruttorie proposte dall'amministratore del condominio di Corso Umbria sono, invece, state rigettate.

Questa sentenza dona speranza a tante altre persone con disabilità per le quali un ascensore, seppur inviso ad altri condomini, è strumento minimo di autonomia.

Per ulteriori informazioni: CPD - CONSULTA PERSONE IN DIFFICOLTA' Ufficio comunicazione Via San Marino,10 - 10134 Torino - Tel. 011/319 81 45 - 011/318 82 85 - Sito: www.cpdconsulta.it

 

ASCENSORI E DISABILI: ALTRE DUE IMPORTANTI SENTENZE DELLA CORTE di CASSAZIONE

 

Due sentenze della seconda sezione civile della Corte di Cassazione, la n. 2156/2012 e la n. 14096/2012, meritano di essere portate all’attenzione. Entrambe riguardano l’installazione di un ascensore in un edificio condominiale come opera finalizzata all’abbattimento delle barriere architettoniche.

Premesso che l’art. 2 della L. n.13/1989 stabilisce che le deliberazioni condominiali che riguardano le innovazioni da eseguire negli edifici privati allo scopo di eliminare le barriere architettoniche, nonché la realizzazione di percorsi attrezzati e l’installazione di dispositivi di segnalazione che favoriscano la mobilità dei non vedenti all’interno degli edifici privati, sono valide se approvate dall’assemblea di condominio, in prima o in seconda convocazione, con le maggioranze previste dall’art. 1136 del C.C., vale a dire in prima convocazione i due terzi del valore dell’intero edificio e i due terzi dei partecipanti al condominio, quindi sono valide le delibere approvate con la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio; nel caso di seconda convocazione (il giorno successivo della prima e non oltre dieci giorni) la delibera è valida se riporta i voti di un terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell’edificio. Nel caso in cui il condominio rifiuti di deliberare, il disabile, o chi ne esercita la tutela o potestà può installare le strutture a proprie spese. Gli unici limiti da rispettare sono quelli previsti dall’art. 1120 del C.C. e cioè, che gli interventi non possono recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, non ne devono alterare il decoro architettonico e non devono rendere alcune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino.

Con la sentenza n. 2156/2012, la Cassazione ha deliberato che nel caso in cui un condomino disabile si trovi ad abitare un piano alto e sia impossibilitato a raggiungere la propria abitazione se non con evidenti difficoltà, mancando un ascensore, costui potrà far installare a sue spese un ascensore anche se ciò causa la restrizione della scala. Tale installazione dovrà essere consentita dagli altri condomini anche qualora dovesse concretizzarsi per costoro un disagio nell'uso di questa parte comune.

Con la sentenza n. 14096/2012, la Cassazione ha invece stabilito che l’installazione dell’ascensore in un condominio, essendo un’opera finalizzata all’abbattimento delle barriere architettoniche e un mezzo necessario per garantire l’abitabilità di un appartamento, può avvenire anche senza il rispetto delle distanze legali tra immobili, nella fattispecie si trattava di installare un ascensore esterno che avrebbe occupato una parte del cortile, venendo a trovarsi ad una distanza inferiore ai tre metri previsti dalla legge rispetto alle finestre di alcuni appartamenti.

Fonte: http://www.condomini.org/news-3.php

 

Impaginazione: Inférmahandicap Comune di Carmagnola. - Aggiornato al 15/05/2013

 

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